B-Asta.

settembre 12th, 2011

E non serve aggiungere altro. Sobbbbbbb.

Lavorii

settembre 12th, 2011

Ho passato l’intero fine settimana a Udine a lavorare, escludendo la cenapausa di sabato sera con la cara amica Lisa (a mangiare CAI, friuli. “lumache”). Oggi è lunedì e di lavoro ne ho ancora molto. Ma incredibilmente, ho addosso una sensazione bella di compiti fatti, di serietà, di abnegazione sensata. Nata per essere una formica, in sintesi. Forse è per quello che da bambina le mangiavo?
Buona settimana a tutti!

Magonometri

settembre 10th, 2011

Sapete che sono innamorata delle donne. Ci riflettevo stamane, nel sabato del villaggio udinese, dopo la solita rassegna stampa nel barufficio, mentre mi dividevo in commissioni da dì di festa (farmacia, tappezziere, sarta e via dicendo). Pensavo che noi donne siamo incredibilmente evolute nella capacitá compensativa. Quasi un talento, la ricerca di equilibrio femminile. Stamane avevo un po’ di magone, per un po’ di lavoro nell’orizzonte weekend e per un po’ di nuvole nel retro cervello, e mi sono fatta un regalo. Cioè, una cosa che mi serviva comprare da qualche settimana, ma il cui acquisto rimandavo sapendo che sarebbe venuta una mattinata come quella di oggi. Un mascara, ai fatti. E già che c’ero, un tagliacuticole superpro, che costava una cifra immorale. Immorale, beh, in giorni normali. Accessibile, dovuta, in un giorno come questo. E per questo pensavo: potremmo provare a scriverlo, il magonometro. Intendo, ad associare livelli di magone ad acquisti (o atti, pure) compensativi. A mó di esempio, ho un magone da bagno e manicure, oppure ho un magone da acquisto mascara, o ancora ho un magone da stivali nuovi (magone altissimo, questo, sul crinale della depressione). Lo fate anche voi? Astenersi gli incapaci di moderazione, per cortesia: i magoni da Moncler o da borsa di Burberry’s non li accettiamo. Ci sono cose che devono nascere e crescere nella felicità pura, e noi li possiamo accettare come premi, al massimo, mai come compensazioni.
E ora, al lavoro.

Magari male, ma a casa sua.

settembre 9th, 2011

Il titolo è un proverbio, non so se lo conoscete.
Ed è uno strano incipit per ricominciare a scrivere, dopo questa latitanza piena di cose belle e meno belle, da raccontare e da tener segrete, da custodire e da condividere. Ma in mezzo a tutte queste cose, che velocissime non hanno lasciato tempo (o voglia o coraggio) di scrivere, c’è n’è una che è davvero speciale.
Sto sinceramente sperando di comprare una casa.
Sapete che il tema è per me carissimo. La casa. Sapete che adoro passarci le serate da sola col felino convivente, adoro ospitare amici cucinando e ridendo, adoro montaresmontaredipingereincollaretrapanare etcetc. Sapete anche, se mi siete fedeli, che vivo dall’inizio di questo blog (cioè dall’inizio dell’esilio a nordest) uno strano rapporto con lE casE, al plurale. E se non lo ricordate, potete tornare al concetto di homeful che spiegai qui.
Per l’ennesima volta, ci sto provando. Martedì prossimo l’ingegnerpadre – cui va un applauso scrosciante per la scoperta, la pazienza, l’aiuto logistico, lo sbattimento operativo, il sostegno morale e i test di motivazione – siederà delegato in una stanza in cui la “mia” casa andrà all’asta. Se ce la dovessimo fare, al prezzo assolutamente ridicolo che mi pare di potermi permettere, sarà un successo immediato e per il futuro: nel senso che riuscissimo ad accaparrarci davvero la casa al mio prezzo massimo, sappiamo che si potrà un giorno rivenderla guadagnandoci.
La verità, tuttavia, è che questo pensiero sul guadagno possibile è un pensiero lontano. La verità, amici miei, è che mi piace proprio quella casa. Dov’è, com’è, e quel che potrebbe diventare con me dentro. E’ innanzitutto una casa grande, ma proprio grande. Una casa dove ospitare. E poi è una casa con un potenziale di vita pazzesco. Roba che potrei passare anni a montare e smontare cose, far pareti, tassellare e dipingere.
Ecco, però. Nell’entusiasmo fortissimo (ma con già all’interno la solita componente autodifensiva, eh, che è veramente improbabile riesca ad aggiudicarmela..) vivo anche un altro pensiero, un pensiero generato dall’ansia del mutuo e della fatica. Il pensiero è quello che più volte vi ho espresso dal vivo, ovvero che comprarsi una casa da soli è proprio …. boh. Forse un po’ una cosa a metà? Non so perchè mi venga un pensiero così, perchè venga proprio a me che mi ammazzo di lavoro anche perchè credo che sia bello che una donna sia indipendente economicamente. Nondimeno, credo che sia un passo enorme e forse è la citata paura del mutuo che mi fa nascere l’idea che in due sarebbe meno spaventoso. Non lo so, amici miei. Che ne pensate? Non di me o della casa, ma dell’argomento.
(La casa però, ve la faccio vedere. Pur sperando di potervi invitare, forse sarà la sola volta che ve la mostro. E ancor più dunque ho voglia di tenerne un ricordo, insieme a quello tutto mio della complicità di questi giorni con il mio papone ).

Domande

settembre 7th, 2011

Perché le segretarie dei notai se la tirano quanto i notai?

APPLausi

agosto 25th, 2011

Lo so che dovrei parlare delle vacanze. O del rientro. Ma non l’ho fatto in questi giorni e non ne ho voglia nemmeno ora.

Ora, invece, solo una riga per dire GRAZIE a Steve per i suoi pomi (che ricorderete in molte pagine) e augurargli di vincere anche questa sfida.

 

La ricordo dal liceo

agosto 18th, 2011

Favignana, meraviglia di mare come pochi ne ho visti, io che ne ho visti. Scomodissimo incastro in cunicoli lavici, la vedo. Non ricordo il suo nome, per quanto mi sforzi. Ma ricordo la voce, perfettamente. Un timbro molto maschile, un accento laghee inconfondibile. Quella faccia un po’ ippica, diciamo, dentoni mascellone incastrati in testa bionda. Magra oggi come allora, solo un po’ di perdonabile cellulite a testimoniare che a 35 c’é arrivata. È con una comitiva di amici, dall’accento tutti lombardi: per la precisione sono 3 coppie. E le donne sono tutte, tutte, tutte gatte morte (borsa che pesa, scogli che pungono, paura del riccio, terrore del tuffo).
Tra la comitiva, lei. Lei che non vedevo dalla quarta ginnasio e ho riconosciuto subito: voce, mascella, biondume (diversa da bionditudine of course). Lei sta con uomo – e si chiamano amore – a dir poco bellissimo. Ma bellissimo proprio. E per me, come credo per Bro, Nonora, e gli altri che hanno fatto le medie a Como, è evidente che quella che alle medie stava con Marco Milli e al liceo con Alessandro Tam, non potrebbe ora stare con un cesso.
A gennaio mi iscriverò all’executive master in gattamortaggine.

Daccapo

agosto 13th, 2011

Abortisco l’idea del diario di viaggio, acquisendo come un segno il fatto che sia andato perduto tutto quello che avevo scritto in un post di recupero degli aggiornamenti persi.
E ricomincio da qui, spiaggia della nona strada di San Lorenzo, sulla costa sotto a Noto.
Ma ricomincio così, da flash generali.
Il primo dei quali è rendermi conto che credo di non essere mai stata accolta da un asciugamano uscendo dall’acqua del mare. Credo mai in tutta la vita, anche se forse LaFlava potrebbe smentire citando i miei primissimi anni di vita. Nondimeno, mi piace proprio credere che non sia mai avvenuto, e mi pare coerente con molte cose.
Spero, se un giorno avrò figli, che a trent’anni suonati potranno guardare dei bambini in spiaggia (bipedi involtini di asciugamano con in mano tranci di pizza enormi), facendo la stessa riflessione.

20110813-013307.jpg

Riprendiamo

agosto 12th, 2011

Grazie

agosto 12th, 2011

Solo una riga per dire GRAZIE al grandissimo webmaster, mai in vacanza, sempre sul pezzo. Grazie al suo aiuto e al meraviglioso mondo dei pomi, ora ho scaricato l’app per poter scrivere dal piccolo pomo senza diventare cieca. E lo faró, cari lettori, lo faró: proprio stasera, nel dopocena catanese, io e le socie abbiamo aggiornato in condivisione un mega appunto di viaggio. E anche se dall’ultimo post sono passati solo un paio di giorni, oh quante ne abbiamo da raccontare!! Quello che conta, cmq, é che non solo siamo ancora vive, ma ce la caviamo alla grande!!!
Notte, dall’ultima notte davanti alla muntagna (siciliano: Etna).